domenica 6 gennaio 2013

Errori su disco e cure miracolose

Allora, si magnifica da sempre la leggendaria "stabilità" del Pinguino rispetto a Winblows, ma se il sistema ti va in kernel panic per l'innocente reinserimento di un'Internet key all'uscita dalla sospensione, allora qualche dubbio ti viene... Se poi il successivo reboot si pianta sotto una pioggia di I/O errors sull'hard disk, va in panic anche l'utente!

Può ben darsi che tutto ciò sia dovuto a incipiente disintegrazione del disco, ma porca miseria che non si riesca neanche a ripartire con il LiveCD di openSUSE 12.2 è il colmo! Dici: masterizzo il DVD d'installazione e me la cavo con la modalità "rescue system", peccato che detto DVD, masterizzato su un host Windows 7, sul mio Toshiba impinguinato non riesca a partire al boot!

La cosa più preoccupante è che udev non riesce a montare né la partizione di root, né la home: il terrore è che si siano fottuti i dati, va bè, c'è un backup prima di Natale, ma uffa!

Trascorso l'intero weekend della Befana con l'ansia addosso per le tremila cose da fare con urgenza sul PC, pian piano riesco a risolvere tutto in maniera abbastanza indolore: per venire a capo di una rogna come questa non c'è altro che armarsi di pazienza e scartabellare il web alla ricerca degli strumenti giusti.

Anzitutto, il problema di riuscire a partire in un modo qualsiasi te lo risolve il mitico Knoppix, il cui udev a quanto pare non va a ficcanasare sull'hard disk come fa il LiveCD di openSUSE. A questo punto si possono condurre le operazioni con tutto comodo e, in particolare, si può cominciare a salvare il salvabile con l'eccellente recovery tool ddrescue di GNU: attacco al PC il mio bel discone USB e rilascio un comando del tipo

$sudo ddrescue -r 1 <input_device> <output_device> <log_file>

(mi raccomando, non dimenticare di specificare il file di log, perché torna molto comodo in caso di restore o di interruzione del comando)

Fatto questo, procedo alla riparazione vera e propria: la prima cosa da trovare è la locazione su disco dei superblock di scorta. Il comando

$sudo mke2fs -n <device>

 restituisce questa informazione in calce al suo output. A questo punto non occorre fare altro che riparare la partizione con il comando

$sudo e2fsck -b <superblock> <device>

ponendo in il primo indirizzo della lista restituita da mke2fs, dopodiché si fa il reboot. Se ci sono ancora problemi, si ridà il comando di cui sopra tentando il successivo superblocco della lista, e così via.

Alla fine sono riuscito a ripartire. Rimarrà ovviamente da fare qualche verifica sull'hard disk, ad esempio utilizzando gli Smartmontools oppure TestDisk, disponibile fra l'altro sul CD di Knoppix.

SITOGRAFIA

venerdì 26 ottobre 2012

Vodafone Internet Kiavica

Ma quanto tempo della mia vita avrò speso per far funzionare sotto Linux la stramaledettissima chiavetta K3806-Z che mi sono accattato tempo fa da Vodafone per usare ogni tanto Internet fuori casa?

Fino a openSUSE 12.1 ero riuscito faticosamente a cavarmela usando lo script Sakis3G, come consigliato un po' ovunque sul web dai tanti che avevano sbattuto il naso contro questa ferraglia. Quelli di openSUSE, però, ci mettono spesso e volentieri anche del loro, sicché dopo la malaugurata decisione di aggiornare il Pinguino alla 12.2 lo script ha smesso di funzionare!

Due giorni di sbattimenti, per scoprire sul far della seconda notte mezza insonne che la gestione di rete via NetworkManager, mai funzionante come si deve nelle precedenti versioni di openSUSE e infatti di norma caldamente sconsigliata, nella 12.2 funzionicchia abbastanza da rendersi preferibile a qualsiasi altro metodo... se non altro perché è l'unico modo per far andare quest'accidente di chiavetta!

Ci sono però due precauzioni da prendere, anche queste faticosamente trovate dopo diuturno sfrucugliamento della Rete:

  1. Interfacciarsi a NetworkManager tramite la GNOME applet e non attraverso il plasmoide di KDE, che è un'altra camurria;
  2. dopo aver attivato la connessione via NetworkManager procurarsi un gateway attivando manualmente il client DHCP:
$sudo dhclient usb0

altrimenti  un gateway attraverso cui istradare il nostro traffico l'accrocchio infame non si degna di darcelo!
Comincio a pensare che questo blog farei meglio a ribattezzarlo come "Linux annoyances"...

mercoledì 23 novembre 2011

Indagini su un DNS al disopra di ogni sospetto

Da qualche tempo incontro seri problemi di blocco nell'accedere a certi siti, in particolare Facebook. Ho la netta sensazione che sia cambiato qualcosa nelle prestazioni della rete OpenDNS, probabilmente da quando ho preso a utilizzare i nuovi server IPv6.
Nel corso delle mie indagini, mi sono imbattuto in una utility open-source che sembra offrire un eccellente aiuto per configurare al meglio il proprio DNS: si chiama namebench ed è disponibile in tutti i principali ambienti operativi (Windows, Mac OS X, Linux); in particolare per openSUSE se ne può trovare un rilascio pacchettizzato attraverso il servizio di build.
Cosa fa namebench? Prende in esame alcuni dati locali, ad esempio quelli relativi alla navigazione tramite i browser utilizzati dall'utente, e li utilizza come criterio per selezionare il servizio DNS più conveniente in una lista di qualche migliaio, dei quali esamina i tempi di risposta.
Dai test che ho effettuato è emerso che OpenDNS non era la scelta ottimale per la mia configurazione; ho allora inserito i nameserver consigliati nel file resolv.conf e, magicamente i problemi di navigazione che avevo sembrano spariti! Ecco la nuova configurazione, giusto a futura memoria:

nameserver 8.8.8.8         # Google Public DNS 
nameserver 85.38.28.73     # Telecom Italia 73 IT 
nameserver 85.38.28.80     # TelecomItalia Business 80 IT


Va bene, adesso il test IPv6 mi dà solo 9/10 invece del punteggio pieno che ottenenvo con OpenDNS, ma me ne farò una ragione...

lunedì 14 novembre 2011

Le finestre di KDE e le loro scorciatoie

In KDE per default la combinazione ALT+LEFTMOUSE offre all'utente la possibilità di spostare sul desktop la finestra che possiede il focus. Un'applicazione che io utilizzo molto frequentemente, però, richiede la stessa combinazione per effettuare azioni sue. Come fare, allora, a ridefinirla? Semplicissimo, basta andare qui:

Impostazioni di sistema -> Aspetto e comportamento dello spazio di lavoro -> Comportamento delle finestre -> Comportamento delle finestre (chissà perché due volte?!)

Selezionare ora la scheda Azioni finestra, cambiare la voce da Sposta a Niente e il gioco è fatto!

mercoledì 22 giugno 2011

Come collaudare la tastiera

La tastiera del portatile ha preso a far cilecca. Come testarla? In Linux c'è un programma meraviglioso, xev, basta aprire una finestra di terminale e digitare
 
$ xev

dopodiché la pressione di qualsiasi tasto verrà registrata e identificata nella finestra, a meno che il tasto non funzioni. Bellissimo!

venerdì 10 giugno 2011

Estendere le man pages

Molti pacchetti installano la propria documentazione fuori dei path standard, allora come fare a vederla?
In openSUSE è semplicissimo, prendiamo ad esempio il pacchetto Gogo6 IPv6 client, che tipicamente s'installa in /usr/local/gogoc e schiaffa la sua documentazione nella sottocartella man.
Allora che esista già o meno, editiamo il file /etc/profile.local e vi aggiungiamo la riga seguente:

export MANPATH=$MANPATH:/usr/local/gogoc/man

dopodiché basta rieseguire il login e il gioco è fatto, nel caso in questione i comandi

$ man gogoc

e

$ man gogoc.conf

restuiscono rispettivamente la documentazione sull'eseguibile del client e quella sul suo file di configurazione.

giovedì 26 maggio 2011

Pronti per l'IPv6 con OpenDNS!

Non ci vuole un indovino per capire cosa offra OpenDNS, un servizio ben noto e molto raccomandibile per migliorare l'efficienza nella risoluzione dei nomi su Internet. Una delle caratteristiche più cutting edge è la IPv6 Sandbox, ovvero la disponibilità di server IPv6 per la sperimentazione del protocollo che determinerà il futuro di Internet.
Per fare uso di questo servizio nell'openSUSE del mio portatile ho utilizzato una semplice procedura, che è suggerita un po' dappertutto sul web, ovvero ho editato il file /etc/resolv.conf e aggiunto l'elenco statico dei server IPv6 di OpenDNS subito prima di quello dei server IPv4, ovvero:

$ sudo vim /etc/resolv.conf

nameserver 2620:0:ccc::2
nameserver 2620:0:ccd::2



Prima di riavviare i servizi di rete ho preso la precauzione di rendere non modificabile il file, ovvero:

$ sudo chattr +i /etc/resolv.conf

questo perché altrimenti la configurazione potrebbe essere sovrascritta in automatico da NetworkManager.

Fatto ciò, mi è stato sufficiente un bel

$ sudo /etc/init.d/network restart

per poi andare a testare la funzionalità IPv6. Risultato? 10/10! Con il servizio di risoluzione dei nomi che avevo in opera prima di questa modifica non c'ero mai riuscito.

lunedì 21 marzo 2011

Informazioni sull'hardware

Comando utilissimo hwinfo, per esempio:

$ sudo hwinfo --disk

che fa il paio con

$ sudo hdparm -i

oppure

$ sudo hwinfo --cdrom

per l'unità di lettura CD/DVD.
Altre opzioni si possono reperire invocando il comando con il parametro --help.

giovedì 3 marzo 2011

Alza il volume!

Sotto openSUSE il suono è un po' da convento, eppure il volume generale appare al 100% e anche la rotellina sul frontale del mio portatile sembra doverosamente girata tutta verso il massimo.
Solita rovistatina sul web, alla ricerca di materiale utile (ce n'è una marea), e dopo un po' di letture miglioro la situazione andando dentro la configurazione audio di YaST2:
  1. Identifico il controller audio (il mio è un 82801H pilotato dal driver snd-hda-intel)
  2. Nell'angolino in basso a destra della videata trovo un non molto significativo tasto Altro...
  3. Clicco e, nel menù che si viene ad aprire, m'imbatto in una voce interessante: Volume...
  4. La seleziono e noto che, fra le varie voci di configurazione, che quella denominata Speaker ha un livello pari ad appena il 50%: porto al massimo anche quella
  5. In una console lancio il test standard
$ speaker-test -Dplug:front -c2 -l5 -twav

(che già avevo lanciato all'inizio delle mie verifiche, con esito insoddisfacente) e ora, magicamente, il volume è decisamente migliorato!

Sitografia:
SoundcardTesting - AlsaProject
openSUSE - Audio troubleshooting

Dove tenere le password?

In Windows, per mantenere le n-mila password che uso sulla Rete, usavo da anni l'utile programmino Password Keeper, il quale, però, oltre ad essere shareware, non è disponibile su Linux. Mi sono allora messo in caccia di un'alternativa multipiattaforma e, avendolo già disponibile da tempo sulla mia chiavetta di PortableApps, mi è sembrato abbastanza logico puntare su KeePass.
Mi sono definitivamente convinto al momento di importare il database di Password Keeper, nella versione PortableApp di KeePass, che è stata manovra semplicissima e perfettamente riuscita: è sufficiente generare da quest'ultimo un file di export in formato CSV e poi darlo in pasto a KeePass.
Quest'ultimo, tuttavia, per girare su Linux deve essere lanciato attraverso l'ambiente .NET-compatibile Mono, del quale quindi occorre installare almeno il runtime e alcune librerie.
Scaricata poi la versione portable di KeePass in una cartella a piacere (la mia è /usr/local/KeePass) e assegnati i diritti di esecuzione appopriati, è sufficiente lanciare il comando

$ mono /KeePass.exe

per avere il programmetto perfettamente funzionante anche su Linux. Una volta verificato che tutto va bene, non resta che creare sul desktop un collegamento al comando di cui sopra e il gioco è fatto.

Un piccolo dettaglio: attualmente la versione di KeePass distribuita come PortableApp è ancora una 1.x, mentre sia su Windows sia su Linux siamo già alla 2.1.4, che come formato di database è incompatibile con le 1.x. Niente paura, anche non volendo passare per la conversione intermedia in formato CSV, è possibile importare direttamente il vecchio formato nel nuovo!

Ma la vera ciliegina sulla torta è che esiste un porting cross-platform di KeePass! Si chiama KeePassX e, nella versione 0.4.3, che è quella disponibile come pacchetto RPM sotto openSUSE 11.3, è perfettamente compatibile con il formato di KeePass 1.x, quindi può utilizzare direttamente il file generato da quest'ultimo. In più, sono in corso sviluppi per renderlo compatibile con KeePass 2.x. Cosa chiedere di più?

mercoledì 2 marzo 2011

Scid vs. PC

L'installazione di openSUSE presente sul mio portatile da oggi ospita Scid vs. PC, al momento una delle diramazioni più aggiornate dell'originario gestore di databasescacchistici Scid. Devo dire che così su due piedi la differenza fra i due mi sfugge, però intanto c'è, e chissà che prima o poi non mi riesca di riconvertire per Linux tutto il mio prezioso materiale scacchistico!

Scheda video, che stress!

Ho accennato in un altro post che l'upgrade a openSUSE 11.3 mi ha procurato qualche pena. Il problema più grosso me l'ha dato il nuovo driver per la scheda video ATI Mobility Radeon HD 2600.
Premesso che le dritte fornite nelle note di rilascio non sono sufficienti, l'aiuto decisivo me l'ha dato l'impagabile openSUSE Graphic Card Practical Theory Guide for Users, che raccomando vivamente per qualunque problema di questo genere.

martedì 1 marzo 2011

Migrare Thunderbird da Windows a Linux

Aggiornato con non poca pena il multiboot del mio portatile a openSUSE 11.3, ho cominciato timidamente a preparare la migrazione dei miei applicativi da Windows (s)Vista.
Primo obiettivo: migrare Thunderbird. Operazione decisamente più facile di quanto temuto, grazie soprattutto alle dritte giuste reperite sul web, la pagina Migrate your Thunderbird emails from Windows to Linux in particolare.

In soldoni, il procedimento è questo:
  1. Compattare le cartelle dell'installazione Windows
  2. Reperire la cartella corrispondente al profilo utilizzato
  3. Installare su Linux
  4. Creare (eventualmente ex novo) la cartella .thunderbird sotto $HOME
  5. Copiare la cartella individuata al punto 2
  6. Modificare il file profiles.ini nella cartella .thunderbird in modo che punti al profilo suddetto
  7. Avviare Thunderbird e, magicamente, tutto va al posto giusto.
Ehm, proprio tutto no: rimangono da mettere a posto le configurazioni di servizi di posta come Libero che, per aggirare le limitazioni imposte dal provider, nell'installazione di Windows venivano filtrati attraverso FreePOPs.
Niente paura, anche per questo problema esiste la risorsa giusta, ovvero un eccellente articolo su Crismon's blog, dal quale si ricava la procedura seguente:

  1. Installare la versione Linux del programma (non necessariamente il sorgente, cercando con Webpin si trova anche già pacchettizzata)
  2. Testare l'installazione lanciando il comando
    $ freepopsd -p 2000&
  3. Una volta verificato che il programma fa il suo dovere, prepararne i lanci successivi come daemon creando in $HOME/.kde/Autostart un collegamento all'applicazione che punti proprio al comando citato.
Insomma, una vera goduria!

venerdì 25 febbraio 2011

Links2, Svgalib, SELinux

In mancanza di ambiente grafico sul vecchione, il buon vecchio Links2 dà una bella mano quando serve navigare senza troppe pretese. Il guaio è che l'upgrade a Lenny porta con sé SELinux, che quando ci si mette è una vera rottura di scatole. Provando dopo secoli a riutilizzare il glorioso browser testuale, ecco che m'imbatto subito in un problema:

$ links2 -g -driver svgalib www.google.it
svgalib: Cannot get I/O permissions

OK,un giretto su Google e trovo rapidamente quel che mi serve in una delle Svgalib FAQ:
"svgalib programs need to be run as root. This means that either the user that runs them is root, or, if running by normal users is desirable, the program needs to be 'suid root', which means: the program must be owned by root (chown 0 program) and the suid bit needs to be set (chmod u+s program)."

Perfetto, evidentemente durante uno degli aggiornamenti il setuid bit dell'eseguibile di links2 è andato azzerato, provvedo a ripristinarlo:

$ sudo chmod u+s /usr/bin/links2

ma se ora rilancio il browser, salta fuori un altro problema, ovvero sostanzialmente:

mmap /dev/zeo: Permission denied

e

Segmentation fault

intervallati da una miriade d'improperi di SELinux. OK, intuisco che ci va di mezzo qualcuna delle sue restrizioni, verifico disabilitandolo al volo:

$ sudo setenforce 0

e quando rilancio links2 magicamente la sua videata grafica ricompare, con la risoluzione giusta grazie alle impostazioni da tempo salvate nel file ~/.links2/links.cfg

Imbroccata la diagnosi, e non volendo disabilitare SELinux in permanenza, non resterà altro che trovare il modo di modificarne la policy in modo da non mettersi fra i piedi quando lancio il browser. Come fare? Il seguito alla prossima puntata...

FATAL: Error inserting fan (o processor, o thermal, ecc.)

Che scocciatura quando, aggiornando ogni tanto il Pinguino, si ripresentano al boot sempre gli stessi messaggi! Quelli in oggetto sono ricorrenti, e capitano verosimilmente perché il nuovo kernel e il relativo initramfs si tirano dentro dei moduli indesiderati.
Io il meglio che sono riuscito a fare per levarmeli di torno è stato editare il file /etc/modprobe.d/blacklist e appenderci le righe seguenti:

blacklist fan
blacklist processor
blacklist thermal

dopodiché i fatal error che avevo prima sono sostituiti da degli warning che il modulo tale o talaltro, essendo blacklisted, non verrà caricato. Accontentiamoci!

Ah, dimenticavo: da dove mi arriva questa dritta? Da qui. Giusto per dare a Cesare quel che è di Cesare...

mercoledì 16 febbraio 2011

E se è cinese?

Tanti sforzi per riuscire ad accedere alla pagina di Google in IPv6 e poi, quando finalmente ci riesci, ti ridireziona su una pagina in cinese! Niente paura, come per il giapponese, il problema si risolve installando i font giusti; nel mio caso, ho risolto così:

$ sudo apt-get install ttf-arphic-uming

e il gioco è fatto! O quasi: capire poi quel che c'è scritto è un altro paio di maniche, è chiaro... ;-)

Se il giapponese è arabo...

Misteriosi quadratini riempiti di numerelli casuali compaiono sulla pagina di Iceweasel? E' sintomo che il povero browser non riesce a rendere i caratteri di qualche lingua insolita, tipicamente cinese o giapponese. Installare il relativo language pack non risolve il problema. Per il giapponese, però, un rimedio che funziona è descritto qui:

Nothing about Everything: How to display japanese characters (kanji) in Iceweasel (firefox) of Debian Lenny

venerdì 28 maggio 2010

Via "My Documents" dal desktop LXDE!

Ce l'ho fatta! Anche stavolta le dritte del mitico Streetcross hanno funzionato e, superando le remore che avevo espresso nel post LXDE, un WM da spartani, sono riuscito a eliminare dal desktop di LXDE quella fuorviante icona "My Documents" che è cablata nel codice sorgente originale di PCManFM.
In verità qualche problemino al primo colpo l'ho avuto (tutte le icone del desktop sparite e pcmanfm invisibile quando lo lanciavo a mano), ma poi ho capito che la procedura consigliata dal mio eroe richiede di disinstallare i pacchetti lxde e lxde-core non solo prima di reinstallare pcmanfm dal pacchetto che Streetcross ha appositamente creato, ma anche quando si decide di ricompilarlo: sono allora ripartito da zero e una volta presa questa precauzione è andato tutto liscio.
Grazie ancora, grande Street!

martedì 29 settembre 2009

Linux e gli shortcut

A proposito di LXDE e della migrazione da Windows a Linux, devo dire che non sono pochi gli ostacoli che un "illuminato" deve superare se vuole provare a condurre i peccatori sulla via della luce senza che il trauma del cambiamento li spaventi: uno dei tanti problemucci banali, ad esempio, è che creare collegamenti via GUI è tutt'altro che automatico.
Un aiutino in questo senso lo dà l'utility LXshortcut, a partire dalla quale, con un po' di pazienza dovrebbe essere possibile costruire uno script o analogo meccanismo per automatizzare un'operazione che in Windows si fa in un attimo.
Di questa utility esiste anche un piccolo HOWTO che male non fa, nel caso siate un po' zucconi come me e l'help del comando non vi sia sufficiente a capire come usarlo.

LXDE, un WM da spartani

Parallelamente ai miei traffici sul "vecchione", di quando in quando cipollo anche il vetusto portatile della mia compagna, uno sfiatato Packard-Bell EasyOne del 2000, gravato dalla sventura di ospitare un Windows ME preinstallato.
In multiboot ci ho installato Debian con l'obiettivo di riuscire pian piano a creare un ambiene desktop quanto più simile a quello cui, disgraziatamente, la fanciulla è abituata, in modo da convincerla alla migrazione.
Date le scarse risorse del portatile, sono andato alla ricerca di un desktop environment alternativo ai soliti Gnome o KDE, troppo pesanti per il poveretto, così mi sono imbattuto in LXDE, l'ho installato e per il momento direi che la sua porca figura la fa.
Certo, l'oggetto è un po' spartano e bisogna lavorarci un po' su per renderlo davvero gradevole, ma per fortuna c'è sempre qualche anima generosa che, dopo essersi sbattuta con gli stessi problemi, condivide volentieri la conoscenza acquisita: nel caso presente, ho trovato molto utile l'apposita guida nel Blog di Streetcross, ovvero Come personalizzare LXDE.
Scrivo queste note dopo la mia ultima visita a quella pagina, in cui ho appreso come risolvere un piccolo problema tanto rognoso quanto apparentemente sentito nella comunità di LXDE, ovvero come liberarsi dell'icona "My Documents" sul desktop.
In verità non sono sicuro di avere "nelle gambe" la voglia e l'abilità di adottare la soluzione proposta dall'autore, ma mi sembra doveroso rendergli omaggio per tutto quel che ha fatto e continua a fare!