A proposito di LXDE e della migrazione da Windows a Linux, devo dire che non sono pochi gli ostacoli che un "illuminato" deve superare se vuole provare a condurre i peccatori sulla via della luce senza che il trauma del cambiamento li spaventi: uno dei tanti problemucci banali, ad esempio, è che creare collegamenti via GUI è tutt'altro che automatico.
Un aiutino in questo senso lo dà l'utility LXshortcut, a partire dalla quale, con un po' di pazienza dovrebbe essere possibile costruire uno script o analogo meccanismo per automatizzare un'operazione che in Windows si fa in un attimo.
Di questa utility esiste anche un piccolo HOWTO che male non fa, nel caso siate un po' zucconi come me e l'help del comando non vi sia sufficiente a capire come usarlo.
martedì 29 settembre 2009
LXDE, un WM da spartani
Parallelamente ai miei traffici sul "vecchione", di quando in quando cipollo anche il vetusto portatile della mia compagna, uno sfiatato Packard-Bell EasyOne del 2000, gravato dalla sventura di ospitare un Windows ME preinstallato.
In multiboot ci ho installato Debian con l'obiettivo di riuscire pian piano a creare un ambiene desktop quanto più simile a quello cui, disgraziatamente, la fanciulla è abituata, in modo da convincerla alla migrazione.
Date le scarse risorse del portatile, sono andato alla ricerca di un desktop environment alternativo ai soliti Gnome o KDE, troppo pesanti per il poveretto, così mi sono imbattuto in LXDE, l'ho installato e per il momento direi che la sua porca figura la fa.
Certo, l'oggetto è un po' spartano e bisogna lavorarci un po' su per renderlo davvero gradevole, ma per fortuna c'è sempre qualche anima generosa che, dopo essersi sbattuta con gli stessi problemi, condivide volentieri la conoscenza acquisita: nel caso presente, ho trovato molto utile l'apposita guida nel Blog di Streetcross, ovvero Come personalizzare LXDE.
Scrivo queste note dopo la mia ultima visita a quella pagina, in cui ho appreso come risolvere un piccolo problema tanto rognoso quanto apparentemente sentito nella comunità di LXDE, ovvero come liberarsi dell'icona "My Documents" sul desktop.
In verità non sono sicuro di avere "nelle gambe" la voglia e l'abilità di adottare la soluzione proposta dall'autore, ma mi sembra doveroso rendergli omaggio per tutto quel che ha fatto e continua a fare!
In multiboot ci ho installato Debian con l'obiettivo di riuscire pian piano a creare un ambiene desktop quanto più simile a quello cui, disgraziatamente, la fanciulla è abituata, in modo da convincerla alla migrazione.
Date le scarse risorse del portatile, sono andato alla ricerca di un desktop environment alternativo ai soliti Gnome o KDE, troppo pesanti per il poveretto, così mi sono imbattuto in LXDE, l'ho installato e per il momento direi che la sua porca figura la fa.
Certo, l'oggetto è un po' spartano e bisogna lavorarci un po' su per renderlo davvero gradevole, ma per fortuna c'è sempre qualche anima generosa che, dopo essersi sbattuta con gli stessi problemi, condivide volentieri la conoscenza acquisita: nel caso presente, ho trovato molto utile l'apposita guida nel Blog di Streetcross, ovvero Come personalizzare LXDE.
Scrivo queste note dopo la mia ultima visita a quella pagina, in cui ho appreso come risolvere un piccolo problema tanto rognoso quanto apparentemente sentito nella comunità di LXDE, ovvero come liberarsi dell'icona "My Documents" sul desktop.
In verità non sono sicuro di avere "nelle gambe" la voglia e l'abilità di adottare la soluzione proposta dall'autore, ma mi sembra doveroso rendergli omaggio per tutto quel che ha fatto e continua a fare!
giovedì 24 settembre 2009
Sniffare comodamente
Questa mattina sfogliavo in libreria i due appetitosi volumetti di "L'arte dell'hacking", titolo invero non troppo fantasioso con cui l'editore Apogeo ha tradotto il classico "The Art of Exploitation" di Jon Erickson.
Prima o poi finirò per comprarmeli, ma intanto, fra le numerosissime informazioni messe a disposizione di chi vuole esplorare ciò che accade dietro le quinte di una rete TCP/IP, mi ha colpito la menzione di dsniff, un pacchetto di strumenti per monitorare il traffico, che fra le altre cose cerca di selezionare in maniera "intelligente" le informazioni rilevate, evidenziando ad esempio le eventuali username o password catturate all'interno del flusso di dati.
Prima o poi finirò per comprarmeli, ma intanto, fra le numerosissime informazioni messe a disposizione di chi vuole esplorare ciò che accade dietro le quinte di una rete TCP/IP, mi ha colpito la menzione di dsniff, un pacchetto di strumenti per monitorare il traffico, che fra le altre cose cerca di selezionare in maniera "intelligente" le informazioni rilevate, evidenziando ad esempio le eventuali username o password catturate all'interno del flusso di dati.
Argomenti correlati:
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sniffing
giovedì 17 settembre 2009
Dimmi che processore hai...
Cosa si può sapere, sotto Linux, della CPU che ci gira sotto? Il metodo più generale è questo:
cat /proc/cpuinfo
ma esiste anche uno strumento non standard che si chiama x86info. Su Debian non è disponibile di default, ma installarlo è facilissimo:
$sudo apt-get install x86info
dopodiché
$x86info -a -v
fornisce nel modo più esauriente l'informazione richiesta.
cat /proc/cpuinfo
ma esiste anche uno strumento non standard che si chiama x86info. Su Debian non è disponibile di default, ma installarlo è facilissimo:
$sudo apt-get install x86info
dopodiché
$x86info -a -v
fornisce nel modo più esauriente l'informazione richiesta.
domenica 6 luglio 2008
Un bel tutorial sulla connettività IPv6
Riguardo alle varie tecniche di connessione tramite IPv6, l'autore del blog Yorick on Finance, Tech, Hiking ha creato un saggio in più parti che, se pure orientato ai sistemi Windows, ha un taglio abbastanza generale:
IPv6 at home, Part 1: Overview, Teredo
IPv6 at home, Part 2: Tunnel brokers, Windows "AYIYA" tunnel
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IPv6 at home, Part 2: Tunnel brokers, Windows "AYIYA" tunnel
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Convertire indirizzi IPv4 in IPv6
Per i pigroni patentati come il sottoscritto una pagina web quale
IP address conversion on IP-LOOKUP torna sempre utile!
IP address conversion on IP-LOOKUP torna sempre utile!
Installare AICCU su Debian Etch
AICCU (Automatic IPv6 Client Connectivity Utility) è il software che consente di accedere ad un tunnel IPv6 registrato su SixXS.
Al momento di scrivere AICCU è disponibile anche come pacchetto Debian, ma solo nella distribuzione unstable, ovvero sid, mentre sul mio server è installata la stable (etch).
Mescolare le due fonti di distribuzione in /etc/apt/sources.list incasina alquanto il sistema di gestione dei pacchetti, come denuncia l'errore
Dynamic MMap ran out of room
che si verifica lanciando il comando
#apt-get update
dopo aver modificato il file sources.list. Cercando sul Web ci s'imbatte in un suggerimento molto frequente, ovvero aumentare la dimensione della cache di APT tramite apposita direttiva nel file /etc/apt/apt.conf (oppure /etc/apt/apt.conf.d/70debconf), ovvero, ad esempio:
APT::Cache-Limit 12582912;
ma nel mio caso non ha cambiato nulla.
La soluzione consiste nel recuperare il pacchetto aiccu da una sorgente appositamente creata per riportare sulla distribuzione stable i nuovi pacchetti messi a disposizione nella unstable, svincolando questi ultimi dalla dipendenza da nuove versioni delle librerie.
La nuova sorgente si imposta scrivendo la riga seguente nel file /etc/apt/sources.list:
deb http://www.backports.org/debian etch-backports main contrib non-free
e per attivarla, una volta salvato il file su disco, si dovrà ovviamente rilasciare un nuovo comando apt-get update.
A questo punto può capitare un nuovo ininconveniente, ovvero che APT, non essendo in grado di verificare i pacchetti scaricati da backports.org, generi un errore di NO_PUBKEY.
Per risolvere la situazione è sufficiente importare in APT la chiave dell'archivio di backports.org, ad esempio tramite il comando seguente:
wget -O - http://backports.org/debian/archive.key | apt-key add -
Una volta fatto tutto ciò, per installare finalmente AICCU su Debian Etch basterà rilasciare il comando seguente:
#apt-get -t etch-backports install aiccu
e in fase di configurazione del pacchetto sarà possibile attivare il tunnel IPv6 inserendone i dati assegnati dagli amministratori del servizio SixXS.
Al momento di scrivere AICCU è disponibile anche come pacchetto Debian, ma solo nella distribuzione unstable, ovvero sid, mentre sul mio server è installata la stable (etch).
Mescolare le due fonti di distribuzione in /etc/apt/sources.list incasina alquanto il sistema di gestione dei pacchetti, come denuncia l'errore
Dynamic MMap ran out of room
che si verifica lanciando il comando
#apt-get update
dopo aver modificato il file sources.list. Cercando sul Web ci s'imbatte in un suggerimento molto frequente, ovvero aumentare la dimensione della cache di APT tramite apposita direttiva nel file /etc/apt/apt.conf (oppure /etc/apt/apt.conf.d/70debconf), ovvero, ad esempio:
APT::Cache-Limit 12582912;
ma nel mio caso non ha cambiato nulla.
La soluzione consiste nel recuperare il pacchetto aiccu da una sorgente appositamente creata per riportare sulla distribuzione stable i nuovi pacchetti messi a disposizione nella unstable, svincolando questi ultimi dalla dipendenza da nuove versioni delle librerie.
La nuova sorgente si imposta scrivendo la riga seguente nel file /etc/apt/sources.list:
deb http://www.backports.org/debian etch-backports main contrib non-free
e per attivarla, una volta salvato il file su disco, si dovrà ovviamente rilasciare un nuovo comando apt-get update.
A questo punto può capitare un nuovo ininconveniente, ovvero che APT, non essendo in grado di verificare i pacchetti scaricati da backports.org, generi un errore di NO_PUBKEY.
Per risolvere la situazione è sufficiente importare in APT la chiave dell'archivio di backports.org, ad esempio tramite il comando seguente:
wget -O - http://backports.org/debian/archive.key | apt-key add -
Una volta fatto tutto ciò, per installare finalmente AICCU su Debian Etch basterà rilasciare il comando seguente:
#apt-get -t etch-backports install aiccu
e in fase di configurazione del pacchetto sarà possibile attivare il tunnel IPv6 inserendone i dati assegnati dagli amministratori del servizio SixXS.
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